
L’Azione Cattolica si è inserita all’interno delle celebrazioni per la Giornata delle Marche 2009 con un interessante convegno sull’emigrazione, alla luce della illuminante missione in Cina di padre Matteo Ricci.
Nel cammino di preparazione della Chiesa Italiana alla 46ª settimana sociale dei cattolici, che si svolgerà dal 14 al 17 ottobre 2010 a Reggio Calabria, l’Azione Cattolica Italiana ha voluto realizzare una serie di eventi pubblici regionali, distribuiti tra il 2009 e il 2010, che potessero fornire contributi significativi alla riflessione comune.
La delegazione regionale dell’Azione Cattolica ha inserito il proprio contributo all’interno delle celebrazioni per la Giornata delle Marche 2009, con un convegno tenutosi all’auditorium San Paolo di Macerata lo scorso 12 dicembre. L’evento, dal titolo “Il viaggio continua… Marchigiani, tra emigrazione e accoglienza”, ha offerto la possibilità di riflettere sull’urgenza del fenomeno migratorio, collegando la storia di quanti lasciarono le Marche in cerca di lavoro in terra straniera all’attuale realtà della nostra regione come terra di accoglienza. Guida ideale di questo incontro è stata l’illuminante figura di Matteo Ricci, “migrante per vocazione”, di cui quest’anno si ricordano i 400 anni della morte.
Il convegno si è aperto con l’ascolto del brano “Titanic” di Francesco De Gregori, che narra di un viaggio transatlantico contrapponendo le aspettative di una ragazza benestante e quelle di un povero emigrante. La canzone ha introdotto al primo intervento, di Paolo Murozzo della Rocca, esponente della Comunità di Sant’Egidio, il quale ha delineato un quadro generale dell’immigrazione straniera in Italia. Nella sua analisi, si è chiesto se l’afflusso di lavoratori extracomunitari fosse o meno una risorsa per il nostro Paese.
A dispetto di quanti respingono le masse degli immigrati, questi rappresentano davvero una ricchezza per l’Italia perché non tolgono affatto il lavoro agli italiani (svolgono infatti le occupazioni meno pagate o più pesanti) e contribuiscono non poco al prelievo fiscale nazionale. Visto inoltre il loro alto tasso di natalità, sono l’antidoto migliore contro l’invecchiamento della popolazione italiana. È errato affermare che gli stranieri delinquono più degli italiani: la criminalità accertata tra le due classi di individui è sostanzialmente la stessa. Per i ragazzi figli di immigrati, il futuro è qui da noi, è di estesa integrazione; per loro l’Italia è l’unico Paese dove possono affermarsi, a patto che possano diventare veri cittadini, grazie a un’accoglienza veramente cristiana.
Dopo la visione del filmato “Dalle Marche… alle Marche”, che ha illustrato con molta schiettezza le esperienze di marchigiani emigrati all’estero e di stranieri residenti nella nostra regione, è intervenuto il sociologo Massimiliano Colombi, dell’I.T.M. di Fermo, il quale si è soffermato sulla immigrazione nelle Marche. Partendo dai suoi ricordi d’infanzia, quando lo straniero era il nero o il nordafricano che vendeva oggetti in spiaggia, oggi questi è il compagno di scuola di dei nostri giovani. Attualmente noi marchigiani rischiamo di “appaltare” alcuni lavori a etnie diverse dalla nostra, non riusciamo a garantire del tutto agli stranieri l’accesso a una casa, siamo ancora alla ricerca di un modello d’integrazione evolutivo.
La vera sfida anche per le Marche è rappresentata dalla seconda e terza generazione di immigrati. Stanno crescendo nel nostro territorio le famiglie multietniche, derivanti non solo da matrimoni misti ma anche da coppie che adottano bambini stranieri. È necessario partire da un esame approfondito delle nostre paure, che non possono essere affrontate singolarmente, ma con l’aiuto delle associazioni laicali come l’Azione Cattolica. Al termine del suo intervento, Colombi ha lanciato uno slogan provocatorio: “Marche, una comunità sicura; ma si cura?”
A questo punto si è aperto un altro spazio musicale, con l’ascolto del brano “Il pescatore” di Fabrizio De Andrè, dopo il quale è stato diffuso un video del vescovo di Macerata Mons. Claudio Giuliodori su padre Matteo Ricci e il significato della sua missione in Cina. Le conclusioni del convegno sono state affidate a Franco Miano, presidente nazionale dell’Azione Cattolica. Egli ha ricordato che primo impegno dell’associazione è partire dal suo radicamento territoriale, dalla sua popolarità: di fronte all’immigrazione bisogna anzitutto avere la capacità di accogliere.
L’Azione Cattolica si è impegnata più volte in tre direzioni: 1) culturale (il problema è cambiare la mentalità degli italiani, superare le dimensioni locali e i campanilismi, rispettare le diversità); 2) socio-politica (combattere le politiche di disuguaglianza, far convivere sviluppo sociale e identità politica, impegnarsi a fondo nel mondo della scuola); 3) spirituale (spetta a tutti noi lo sforzo per riuscire a leggere i fenomeni migratori con gli occhi del Vangelo e saper vivere con gratitudine l’esperienza della memoria).
Nazareno Micuccio
(pubblicato da L D'Innocenzo - Voceaperta.it - il 26 aprile '10)